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Lettera circolare n.71 - 1 maggio 2012


GIUSEPPINI DEL MURIALDO
 
PROVINCIA ITALIANA SANTA FAMIGLIA DI NAZARETH

LETTERA AI CONFRATELLI

Lc 72/12
Roma1 maggio 2012

 

BUONA FESTA DEL MURIALDO


 

Carissimi confratelli.

Nel Vangelo di Giovanni, all’interno del lungo discorso durante l’ultima cena, Gesù dice ai discepoli: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati. (...) Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”. (Gv 15, 12; 13, 35).

Andavo riflettendo in questi giorni sul legame tra il Mio e i Miei e mi chiedevo che cosa volesse significare.

Innanzitutto siamo in un documento testamentario e si sa che nel testamento uno lascia ciò che è suo; quindi Gesù ci invita ad osservare un comandamento che è proprio suo, dandogli, si potrebbe dire, un imprimatur speciale. Tale espressione indica anche una appartenenza: chi osserva il suo comandamento diventa suo, gli appartiene in modo particolare.

E’ interessante il passaggio dal singolare al plurale: Gesù non si rivolge ad un singolo apostolo ma a loro come gruppo; diventerete miei. Sembra qui un legame inscindibile tra mio e miei, tra noi e Gesù, e, di conseguenza, tra noi.

La ruota con i suoi raggi può essere una buona immagine: i raggi si avvicinano tra loro nella misura in cui si avvicinano al centro; noi ci avviciniamo tra noi nella misura in cui ci avviciniamo a Gesù.

Alla luce della esperienza religiosa del Murialdo, possiamo aggiungere un tassello importante a questa considerazione. Il fondatore ci ricorda che Dio ci ama per primo, in modo del tutto gratuito, attuale, personale, misericordioso; ci ama “da Dio”, quindi in modo infinito, eterno. In questa convinzione si fonda la motivazione del nostro amore verso Dio e dell’amore tra di noi; infatti, scopriamo che il nostro amore è una risposta e l’amore fraterno diventa segno del riconoscerci già amati da Dio.

In questi due riferimenti trovo alcune coincidenze: un amore che viene prima (Dio ci ama per primo; Gesù può dire: come io vi ho amati); l’amore come dimensione di apertura dall’io al noi (Dio ama ciascuno e in Lui tutti ci sentiamo amati; Gesù si rivolge a ciascun discepolo e all’insieme del gruppo dei discepoli); l’amore da e verso Dio, da e verso Gesù, è strettamente collegato all’amore tra di noi, tra i discepoli; è l’amore fraterno che testimonia una appartenenza dei singoli e del gruppo (il Murialdo ci chiede quanto ne siamo convinti per essere testimoni; Gesù ci dice che l’amore fraterno ci qualifica come suoi testimoni).

Torno all’esempio della ruota e lo completo: i raggi sono tenuti insieme da una circonferenza, altrimenti si disperdono. Quale potrebbe essere per noi questa “circonferenza”?

Forse quello che dice la Regola: I confratelli si amino di cuore gli uni gli altri come fratelli; siano uniti nella gioia e nel dolore e si aiutino con la preghiera, l’esempio e il consiglio… manifestino tra loro rispetto e comprensione, vivendo concordi in atteggiamento di servizio e di perdono… (Cost. 30, 31).

Auguro una buona festa del Murialdo, che in molte comunità è anche occasione di condivisione con i laici legati alla comunità e all’opera, con il clero locale, e spesso con il vescovo diocesano. Una bella opportunità per insieme riscoprire e testimoniare il centro del nostro carisma spirituale ed apostolico.

 

                                                                                         p. Tullio Locatelli, sup. provinciale


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