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Lettera circolare n.68 - 1 gennaio 2012


GIUSEPPINI DEL MURIALDO
 
PROVINCIA ITALIANA SANTA FAMIGLIA DI NAZARETH

LETTERA AI CONFRATELLI

Lc 68/12
Roma, 1 gennaio 2012

 

La propria identità nella relazione

 

Carissimi confratelli.

E’ già iniziato un nuovo anno, abbiamo celebrato il secondo capitolo provinciale (prima fese) della Provincia Italiana, fatti un poco di bilanci, si continua il cammino nella comunità e nell’opera a servizio di Dio e dei fratelli.

Per continuare il dialogo con voi prendo spunto dai documenti capitolari, lasciando certamente a tutti i capitolari la possibilità di informare i confratelli e i laici, presentando loro almeno i punti principali del documento finale, documento che sarà inviato in tutte le comunità ed opere dopo il consiglio provinciale di metà gennaio.

Una delle idee fondamentali mi sembra espressa da questa affermazione: La Famiglia del Murialdo è l’orizzonte di sviluppo della nostra identità di consacrati religiosi e laici. Viene quindi riaffermato il cammino compiuto ed espresso ancora meglio in termini di “sviluppo identitario”, se così si può dire,nella e come Famigliadel Murialdo di religiosi e laici nel comune riferimento al carisma del Murialdo. Niente di nuovo dirà qualcuno; forse. Credo che faccia parte di un cammino ridirci le mete, saperle individuare con più chiarezza e, soprattutto, data la presenza di religiosi e laici al capitolo, è importante ritrovarci insieme anche sulle stesse convinzioni ed esprimerle con le medesime parole. L’indicazione del cammino è resa concreta quando si afferma che le comunità murialdine sia nella loro accezione di comunità educante sia come fonte e sorgente per possibili nuove forme di fraternità, siano considerate come il normale processo di ogni comunità ed opera.

Quindi abbiano una meta che non è solo sul versante del fare ma anche dell’essere, perchési parla del servizio specifico nostro (educatori) e di nuove forme di relazione (fraternità).

Tale indicazione di percorso vuole essere anche un superamento della dicotomia carismaticità-professionalità, un aiuto alla realizzazione armonica tra le dimensioni del fare e quelle dell’essere, un precisare meglio che la nostra identità va riscoperta e vissuta nella relazione. Hanno scritto i capitolari Guardare negli occhi di Cristo il volto del giovane povero e negli occhi del giovane povero il volto di Cristo, che ci apre all’abbraccio del Padre, significa riscoprire la propria identità nella relazione. Questo è il cuore del nostro carisma, che ci vede tutti, in re-lazione, in cammino verso il Padre. Vivere e testimoniare nella reciprocità l’amore del Padre.

Il soggetto è un “noi” comprensivo di religiosi e laici. Mi piace far notare che dentro le parole siamo chiamati a vivere una dimensione verticale (guardare negli occhi di Cristo) ed una dimensione orizzontale (guardare negli occhi del giovane povero) e, propriamente, a cogliere l’una nell’altra. Mi viene in mente l’invito rivolto a tutta la chiesa dal beato Giovanni Paolo II quando affermava che nel corso di questo nuovo millennio il credente avrebbe dovuto saper scoprire e fermarsi a contemplare il volto di Cristo.

Queste brevi considerazioni vogliono essere anche un rinnovato augurio per questo anno 2012 che porterà con sé diverse novità, anche se la novità più bella e più grande è quella di ritrovarsi sempre e tutti in quella vocazione accolta, custodita, maturata, dell’essere Giuseppini del Murialdo.Ogni augurio con affetto e nella preghiera.


d. Tullio, sup. provinciale

 

 

 


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