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Lettera circolare n.65 - 1 ottobre 2011


GIUSEPPINI DEL MURIALDO
 
PROVINCIA ITALIANA SANTA FAMIGLIA DI NAZARETH

LETTERA AI CONFRATELLI

Lc 65/11
Roma, 1 ottobre 2011

 


Il capitolo tra attese e risposte


 

Carissimi confratelli.

E’ terminata, con il 30 settembre, la prima fase della stagione capitolare che ha interessato le singole comunità ed opere e, infine, gli ambiti della nostra attività. Ora entra in azione la commissione capitolare che ha il compito di preparare un “instrumentum laboris”, oltre il materiale di documentazione utile per una valutazione del passato e per pensare il futuro.

A me sembra che ogni capitolo susciti delle attese e che esse esprimano ciò che una provincia, un gruppo di confratelli, ciascuno di noi, sentono come importanti sia a livello personale sia a beneficio dell’insieme. E’ qui una prima sfida per i capitolari: il rapporto tra carisma ed organizzazione, ad esempio, chiede delle indicazioni di percorso che siano a favore di tutti grazie ad un’organizzazione capace di creare comunione, e sia ottimale nel mettere ciascuno e gruppi di confratelli e laici nelle condizioni migliori per esprimere il meglio di sé nei compiti loro affidati. Si tratta di indicare una strada in cui il rapporto opera – persona non sia a detrimento dell’una o dell’altra.

P. Giuseppe Scarvaglieri parlava ai direttori di un capitolo che produce “normative”. La parola può fare arricciare il naso, ma il senso è chiaro: il capitolo è chiamato a dare delle soluzioni perché su un determinato problema tutti sappiano quale sia stata la risposta e l’attuazione conseguente per i prossimi anni, con lo scopo di evitare gli errori del passato, di velocizzare le procedure, di determinare un cammino comune. Se è vero, come diceva ancora p. Scarvaglieri, che il capitolo non è un feticcio, cioè capace di dare tutte le risposte su tutti i problemi, è pur tuttavia nelle nostre possibilità che si diano risposte a quei temi ritenuti più importanti ed attuali.

Mi permetto di esprimere un augurio che spero condiviso: che i capitolari sappiano, secondo una chiara gerarchia, dare risposte sulle principali problematiche presenti nella nostra provincia, nella prospettiva di provocare un beneficio a cascata anche su quanto non potrà essere con la stessa intensità discusso e “organizzato”. D’altra parte un capitolo è da valutare non solo per quello che riesce a dire e a definire, ma anche per quello che riesce a mettere in moto, secondo quel criterio di umiltà che ci porta ad affermare che la vita è sempre più ampia e nuova delle parole di un documento, anche autorevole come è appunto un documento capitolare.

Siamo tutti consapevoli che stiamo vivendo in un tempo che ci offre molti strumenti per le analisi ma pochi aiuti per le soluzioni, anche perché la complessità delle situazioni e la “liquidità” degli approcci culturali, mal si combinano per risposte certe e durature nel tempo.

Ancora un’annotazione. Agiamo in un quadro di chiesa e di congregazione che ci offre una serie di supporti, che sono da sfruttare al meglio, segno che non siamo soli in questo passaggio capitolare.

Infine, affidarci allo Spirito Santo è un atto di sapienza umana e cristiana, che impegna fino in fondo il nostro intelletto, cioè, come significa la parola, a “leggere dentro”, in profondità, per essere poi capaci e coraggiosi di accogliere il “duc in altum”.

Un saluto cordiale a tutti accompagnato dalla preghiera affidata ai nostri santi patroni.

 
d. Tullio Locatelli,
sup. pr.

 



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