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Lettera circolare n.61 - 1 giugno 2011


GIUSEPPINI DEL MURIALDO
 
PROVINCIA ITALIANA SANTA FAMIGLIA DI NAZARETH

LETTERA AI CONFRATELLI

Lc 61/11
Roma, 1 giugno 2011

 


Un "Capitolo personale"


Carissimi confratelli.

In queste settimane si stanno svolgendo i capitoli a livello locale secondo diverse modalità, attente al coinvolgimento dei laici, al lavoro insieme di comunità vicine, insieme a tutti i confratelli secondo le proprie forze e possibilità.

Sappiamo che il fine di questo lavoro è la preparazione del capitolo provinciale e quindi quello generale, nella speranza che poi ritorni alla provincia e alle singole comunità indicazioni di cammino che siano realizzabili nel prossimo futuro.

Un lavoro non indifferente che alle volte suscita qualche perplessità, quasi che in anticipo si sappia che il frutto non sia poi il premio aspettato del lavoro fatto. Tuttavia proprio per questo mi fermo su due considerazioni.

La prima. E’ del tutto ovvio che un gruppo, una provincia, una congregazione, abbia dei tempi di riflessione generale, in cui ciascuno viene chiamato in causa perché partecipe e costruttore di un insieme più grande. Si fa esperienza di una circolarità che nella misura in cui è condivisa può portare frutto, perché si tratta di cogliere nel miglior modo possibile, da punti e livelli diversi, la nostra realtà di consacrati giuseppini nell’oggi della chiesa e del mondo, nella prospettiva di individuare cammini per il futuro. Questa non toglie la fatica che si sta affrontando in queste settimane ma almeno non se ne perde la motivazione. Il coinvolgimento dei laici, che si sta attuando con diverse modalità, anche nel rispetto dei tempi e delle disponibilità che non sempre coincidono tra laici e religiosi, è un aiuto prezioso per una lettura più completa ed esaustiva della nostra realtà giuseppina.

La seconda. Accanto ai capitoli (locali, di ambito, di provincia, di congregazione) c’è anche un “capitolo personale”. Perché non chiedersi, a cominciare da me naturalmente, “ma io in questi anni come ho vissuto, che testimonianza ho dato, che cosa ho messo in gioco della mia vita”, e guardando al futuro “che cosa sono disposto a mettere in gioco della mia storia di vocazione e di consacrazione?”. Per questo più che il Regolamento dei capitoli, serve il Vangelo e la Regola e una buona dose di sincerità nella propria coscienza. Forse tale “capitolo personale” può aiutarci ad evitare due pericoli: fare sempre la predica agli altri, e dare indicazioni programmatiche senza mettersi in campo e non sentirle dette a se stessi prima di tutto. Sappiamo che non si può essere testimoni se non facciamo percepire agli altri che la missione religiosa-sacerdotale, vissuta da giuseppini, è il mistero ed il ministero per cui si vive, si spera, si opera, si ama, si offre e si gioisce. Rimaniamo solo dei buoni (?) predicatori se prima di ogni proposta non diciamo il nostro “eccomi”, “ci sono”. Comunità, provincia, congregazione, Famiglia del Murialdo, sono nomi astratti, i nomi veri e reali sono quelli di ciascuno di noi, di me e di te che leggi tanto per cominciare; nome vero nella misura in cui si rende disponibile all’altro e per l’altro, religioso e laico che sia, a costruire comunità, provincia, congregazione, Famiglia del Murialdo. In questi giorni mi è capitato di leggere questa frase: “Tante volte abbiamo detto che il pastore ha perso le pecore perché si perdono, perché non ci seguono; e se dicessimo noi religiosi e preti che spesso le pecore hanno perso il pastore perché non si sa che fine abbia fatto?”. Il “capitolo personale” può cominciare da qui, da noi pastori, senza fare la morale alla povera pecora smarrita. Buon capitolo…”personale”.


d. Tullio Locatelli,
sup. pr.

 



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