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Lettera circolare n.56 - 1 gennaio 2011


GIUSEPPINI DEL MURIALDO
 
PROVINCIA ITALIANA SANTA FAMIGLIA DI NAZARETH

LETTERA AI CONFRATELLI

Lc 56/11
Roma, 1 gennaio 2011

 


Verbum Domini e Orientamenti Pastorali CEI sull'educare





Carissimi confratelli.

Si dice spesso che ci sono troppi documenti, che non si ha tempo (e voglia) di leggerli, che in fondo i documenti lasciano il tempo che trovano. Mi sono permesso, allora, di fare un’operazione non so quanto… discutibile: cogliere in due documenti (la Verbum Domini e Orientamenti pastorali CEI)alcune affinità, alcuni elementi comuni anche se presentati sotto due prospettive diverse, quelle proprie dei rispettivi documenti.

 

  1. Una domanda di ascolto e reciprocità. La parola è da accogliere, da ascoltare, da ricevere. Così l’educazione: non avrebbe possibilità di raggiungere il suo fine se non fosse ricca di ascolto, di accoglienza. Di reciprocità: la Parola e l’educazione domandano una relazione profonda e vera.

  2. Una asimmetria. La Parola non è nostra, è per noi, ma non ne siamo padroni. Essa non è disponibile: una libertà che interpella la nostra libertà. Così l’atto dell’educare: l’adulto è al servizio del giovane, del ragazzo, secondo una differenza che non si può eliminare, ma questo permette di essere educatori. L’educare è incontro di due libertà.

  3. Bisogno di mediazione. La Parola può essere accolta se ci sono le condizioni giuste nella persona e nell’ambiente. L’educazione crea e fonda le condizioni per la sua attuazione e per la sua possibilità. Occorrono condizioni giuste per portare frutto.

  4. Bisogno di comunità. Il luogo proprio della Parola è la comunità che da essa viene convocata e formata, guidata e sorretta. Così l’educare non può essere pensato solo in un rapporto individuale e singolare educando-educatore; esso ha come luogo e fine il noi della comunità.

  5. Questione di cuore. La Parola va sentita con il cuore, va accolta al centro della persona. L’educazione è vera se è educazione del cuore, se sa educare il centro della persona.

  6. Professionalità. Occorre leggere, studiare, approfondire la Parola per coglierne i vari significati. Educare non si improvvisa, educatori si diventa ma non si nasce.

  7. Vita. La parola è fonte di vita piena e compiuta. L’educazione ha come fine il dare pienezza alla vita.

  8. Crescere. La Scrittura cresce con il lettore; fosse vero che l’educatore cresce con l’educando.

  9. Vocazione. Alla luce della Parola scopriamo la nostra vocazione di essere chiamati ad essere figli nel Figlio. Educare è fare sì che l’altro scopra la propria vocazione, che dia senso alla sua vita.

  10. Infine: se la Parola non sostiene un cammino educativo significativo per la vita rischia di essere vana; d’altra parte se l’educare non è ricco della Parola come può dirsi religioso, cristiano?

 

Rinnovo a tutti gli auguri di un buon anno 2011.




d. Tullio Locatelli,
sup. pr.

 



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