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GIOVANNI PAOLO II - Lettera alle famiglie


Lettera alle famiglie, 2 febbraio 1994, nn. 20 e 23



« ...La storia del «bell’amore» prende inizio dall’Annunciazione, in quelle mirabili parole che l’angelo ha rivolto a Maria, chiamata a diventare la Madre del Figlio di Dio. Con il «sì» di Maria, Colui che è «Dio da Dio e Luce da Luce» diventa figlio dell’uomo; Maria è sua Madre, senza cessare di essere la Vergine che «non conosce uomo» (cf. Lc 1,34). Come Madre-Vergine, Maria diventa Madre del bell’amore. Questa verità è rivelata già nella parole dell’Arcangelo Gabriele, ma il suo pieno significato sarà confermato e approfondito man mano che Maria seguirà il Figlio nel pellegrinaggio della fede.

La «Madre del bell’amore» fu accolta da colui che, secondo la tradizione d’Israele, era già suo sposo terreno, Giuseppe, della stirpe di Davide. Egli avrebbe avuto diritto di pensare alla promessa sposa come alla moglie sua e alla madre dei suoi figli. Dio interviene, però, in questo patto sponsale con la propria iniziativa: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo» (Mt 1,20). Giuseppe è consapevole, vede con i propri occhi che in Maria è concepita una nuova vita che da lui non proviene e pertanto, da uomo giusto, osservante della legge antica, che nel suo caso imponeva l’obbligo del divorzio, vuole sciogliere in forma caritatevole il suo matrimonio (cf. Mt 1,19). L’angelo del Signore gli fa sapere che ciò non sarebbe secondo la sua vocazione, anzi sarebbe contrario all’amore sponsale che lo unisce a Maria. Questo reciproco amore sponsale, per essere pienamente il «bell’amore», esige che egli accolga Maria e il Figlio di lei sotto il tetto della sua casa, a Nazaret. Giuseppe ubbidisce al messaggio divino e agisce secondo quanto gli è stato comandato (cf. Mt 1,24). È grazie anche a Giuseppe che il mistero dell’Incarnazione e, insieme ad esso, il mistero della Santa Famiglia, viene inscritto profondamente nell’amore sponsale dell’uomo e della donna e indirettamente nella genealogia di ogni famiglia umana. Ciò che Paolo chiamerà il «grande mistero» trova nella Santa Famiglia la sua espressione più alta. La famiglia si colloca così veramente al centro della Nuova Alleanza...

L’essere umano non è quello reclamizzato dalla pubblicità e presentato nei moderni mass media. È molto di più, come unità psico-fisica, come tutt’uno di anima e di corpo, come persona. È molto di più per la sua vocazione all’amore, che lo introduce come maschio e femmina nella dimensione del «grande mistero».

Maria è entrata per prima in questa dimensione, e vi ha introdotto pure il suo sposo Giuseppe. Essi sono cosi diventati i primi esemplari di quel bell’amore che la Chiesa non cessa di invocare per la gioventù, per i coniugi e per le famiglie. E quanti fra questi si uniscono con fervore a tale preghiera! Come non pensare alle moltitudini di pellegrini, anziani e giovani, che accorrono nei santuari mariani e fissano lo sguardo sul volto della Madre di Dio, sul volto dei membri della Santa Famiglia, sui quali si riflette tutta la bellezza dell’amore donato da Dio all’uomo?

L’Anno della Famiglia pone davanti a noi ed alla Chiesa un compito enorme, non diverso da quello che interessa la famiglia ogni anno e ogni giorno, ma che nel contesto di quest’anno acquista particolare significato ed importanza. Abbiamo iniziato l’Anno della Famiglia a Nazaret, nella solennità della Santa Famiglia; desideriamo, lungo questo Anno, pellegrinare verso questo luogo di grazia, diventato il Santuario della Santa Famiglia nella storia dell’umanità. Desideriamo fare questo pellegrinaggio ricuperando la consapevolezza del patrimonio di verità sulla famiglia che sin dall’inizio costituisce un tesoro della Chiesa. È il tesoro che s’accumula a partire dalla ricca tradizione dell’Antica Alleanza, si completa nella Nuova e trova la sua espressione piena ed emblematica nel mistero della Santa Famiglia, nella quale lo Sposo divino opera la redenzione di tutte le famiglie. Da lì Gesù proclama il «vangelo della famiglia».

È soprattutto ai testimoni che, nella Chiesa, è affidato il tesoro della famiglia: a quei padri e a quelle madri, figli e figlie, che attraverso la famiglia hanno trovato la strada della loro vocazione umana e cristiana, la dimensione dell’«uomo interiore» (Ef 3,16), di cui parla l’Apostolo, ed hanno così raggiunto la santità. La Santa Famiglia è l’inizio di tante altre famiglie sante. Il Concilio ha ricordato che la santità è vocazione universale dei battezzati...

La Santa Famiglia, icona e modello di ogni umana famiglia, aiuti ciascuno a camminare nello spirito di Nazaret; aiuti ogni nucleo familiare ad approfondire la propria missione civile ed ecclesiale mediante l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera e la fraterna condivisione di vita. Maria, Madre del bell’amore, e Giuseppe, Custode del Redentore, ci accompagnino tutti con la loro incessante protezione!».


Giovanni Paolo II



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